Rappresentare è un lavoro di equilibrio
L’equilibrio quotidiano tra ciò che l’azienda vuole dire e ciò che il mercato può ascoltare
Rappresentare un’azienda, sul serio, è un lavoro di equilibrio. Non quell'equilibrio elegante di facciata, ma quello instabile, che richiede una attenzione continua.
Da una parte c’è ciò che l’azienda vorrebbe dire mentre dall’altra c’è ciò che il mercato è davvero pronto ad ascoltare....
Ed in mezzo c'è l'agente o l'agenzia di rappresentanza.
Non è una posizione comoda. E non è nemmeno una posizione neutra.
Capita spesso di avere tra le mani messaggi perfetti sulla carta: strategie chiare, obiettivi ambiziosi, parole scelte con cura, per poi uscire, incontrare clienti, ascoltare storie, rilevare problemi, e magari accorgersi che semplicemente sono i tempi che non coincidono.
In questi frangenti si capisce che ripetere fedelmente un messaggio, stile brochure, non significa necessariamente rappresentare bene un’azienda.
A volte bisogna fare quel qualcosa di speciale che solo l'esperienza può gestire: tradurre, filtrare, ridimensionare. Scegliere cosa dire oggi e cosa rimandare a un momento più consono.
Questo equilibrio non è fatto di frasi giuste, che servono ad altro e lo vedremo, è fatto di decisioni piccole, spesso invisibili:
- - fermare una promessa prima che diventi un problema
- - spiegare un limite invece di mascherarlo
- - accettare che il mercato non è “in ritardo”, ma semplicemente altrove
- Queste sono tutte scelte che non finiscono nei report. Ma sono quelle che costruiscono credibilità. Questo è anche il punto in cui la rappresentanza smette di essere un ruolo e diventa una responsabilità.
Non si tratta di difendere l’azienda a ogni costo. né di assecondare il mercato per convenienza.
Si tratta di tenere insieme due verità senza tradirne nessuna delle due.
È un equilibrio che non si risolve una volta per tutte, va rinegoziato ogni giorno. Probabilmente la pratica meno visibile del lavoro, ma anche quella che fa la differenza nel tempo.
